Negli ultimi giorni 2024 OpenAI ha annunciato “Buy with ChatGPT”, trasformando il suo chatbot in un assistente per lo shopping: consiglia prodotti, mostra prezzi e recensioni, e permette di acquistare direttamente dalla chat grazie a partner come Shopify, Instacart e Klarna. L’obiettivo non è più solo fornire risposte, ma catturare e monetizzare l’intento di acquisto degli utenti. Secondo Reuters e TechCrunch, OpenAI sta sviluppando un proprio sistema di checkout interno, guadagnando una fee su ogni vendita conclusa (si parla di commissioni attorno al 2%) .
Questa scelta strategica rappresenta una rottura netta rispetto al modello pubblicitario di Google: invece di vendere clic o spazi sponsorizzati, OpenAI mira a trasformare direttamente le conversazioni in vendite, diventando l’intermediario che cattura valore dove prima agivano motori di ricerca, siti affiliati e comparatori. Io credo sia una manovra a tenaglia:
- Sottrarre domanda di ricerca a Google – ChatGPT diventa il punto di ingresso per molte query di prodotto (“qual è il miglior smartwatch sotto 200€?”), spostando traffico che un tempo passava per Google Search e Google Shopping senza “inquinarlo” con placement da ADV
- Monetizzare direttamente con affiliazione e commissioni – Al posto degli annunci search, OpenAI punta a guadagnare sulla transazione stessa, attraverso fee o revenue-share con i merchant .
In sostanza: meno ricerca tradizionale, più conversazione e più margini trattenuti dall’assistente.
Il modello non attacca solo Google ma tocca direttamente il cuore dell’affiliate marketing. Finora blog, magazine e siti di recensione guadagnavano segnalando prodotti e inviando traffico ai retailer tramite link tracciati. Con ChatGPT che legge quei contenuti e restituisce direttamente la raccomandazione, l’utente non visita più il sito sorgente: niente visita = niente commissione. Questo rischia di disintermediare una fetta importante di editori e dirottare a OpenAI la parte di revenue prima basata su referral link e performance marketing.
Lo stesso vale per i comparatori: l’utente non ha più bisogno di aprire Idealo o altro se ChatGPT può mostrare prezzi aggiornati e retailer affidabili in tempo reale . Finora l’affiliation monetizzava questa fase tramite annunci e feed di prodotto; ora ChatGPT offre un’esperienza zero-click e trattiene l’intento di acquisto, riducendo il bisogno di cercare altrove. MA questo vale anche per chi vive di affiliazioni e pubblicità rischia un drastico calo di traffico. ChatGPT è già l’articolo: sintetizza recensioni e schede prodotto, senza rimandare alla fonte. Alcuni editori stanno reagendo con accordi di licenza dei contenuti (es. Gruppo Gedi in Italia) per non essere esclusi dal nuovo ecosistema. I creator dovranno puntare su community dirette, formati video/podcast e nuove tecniche di AI SEO/AIO (ottimizzare i contenuti perché l’AI li citi e riconosca) .
Il classico percorso search → comparazione → sito → checkout si compatta in un unico “conversation journey”: domando, confronto, scelgo e compro tutto in chat . Il controllo della conversione passa a OpenAI, che decide quali prodotti mostrare. Per i brand la nuova sfida è essere visibili nell’algoritmo dell’AI e fornire feed aggiornati (già Shopify prepara schede ottimizzate per l’indice prodotti di ChatGPT) .
Con “Buy with ChatGPT” OpenAI non solo minaccia il core business di Google (ricerca e advertising), ma tenta di catturare valore in modo più diretto, monetizzando l’intento di acquisto con un modello tipo affiliazione integrata. Questo scuote l’intero ecosistema: comparatori e affiliati rischiano irrilevanza; i publisher devono rinegoziare ruolo e ricavi; i marketer devono imparare l’AI Optimization per apparire tra i consigli dell’assistente. Per i brand, l’opportunità è enorme (nuovi canali conversazionali, funnel più brevi), ma richiede di ripensare SEO, ADV e gestione del cliente in un ambiente dove il punto di accesso è una AI che decide cosa mostrare.
Come dice il mio socio Francesco: Probabilmente sarà un bene per i vendor, per gli investitori, per le aziende, forse persino per i consumatori. Still, consumption keeps eating the world”.


